La micologa Annarosa Bernicchia, dell'Università di Bologna, ha individuato una nuova specie di fungo finora sconosciuta alla scienza all'interno della riserva naturale integrale di Sasso Fratino, la porzione più vicina alla naturalità del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. La micologa gli ha assegnato il nome scientifico di Botryobasidium sassofratinoense perché rimanga una traccia indelebile di questa meravigliosa foresta.


La micologa Bernicchia ha condotto gli studi in collaborazione con la prof.ssa Gitta Langer di Gottingen (Germania) e il prof. Pérez Gorjón di Salamanca (Spagna).

Negli articoli contenuti nella pubblicazione del Parco "Dagli alberi morti... la vita della foresta" e nel volume del Corpo Forestale dello Stato "La biodiversità fungina nella riserva integrale di Sasso Fratino" la ricercatrice si soffermava su come i funghi che vivono negli alberi vetusti e nelle piante ormai senza vita siano i migliori indicatori del livello di conservazione di una foresta e contribuiscano a incrementarne la biodiversità.

Botryobasidium sassofratinoense è proprio una specie lignicola, rinvenuta su una ceppaia di Abies alba, nella zona del fosso delle Cullacce, in corrispondenza del margine settentrionale della più importante riserva naturale integrale italiana (la prima, costituita nel 1959). Precedentemente erano state rinvenute nella stessa riserva altre due specie nuove che sono state pubblicate alcuni anni orsono.

"Tutte le specie fungine lignicole, e quindi anche questa rinvenuta recentemente, hanno una funzione primaria nella degradazione del legno morto poiché permettono la restituzione al terreno degli elementi essenziali che costituiscono il legno. La presenza inoltre di tre specie nuove nella stessa area testimonia il valore immenso di un luogo incontaminato come Sasso Fratino" ha dichiarato la prof.ssa  Bernicchia.

Orgoglio è stato espresso dal vice questore aggiunto forestale Alessandro Bottacci, dell'Ufficio territoriale per la biodiversità di Pratovecchio (che ha commissionato le ricerche): "La scelta di escludere questa area di 750 ettari dall'intervento dell'uomo è risultata di grande utilità dal punto di vista scientifico. In questo modo si sono conservati elementi rarissimi. Complimenti all'equipe della prof.ssa Bernicchia che, ancora una volta, ha dimostrato capacità scientifiche e di osservazione veramente particolari."

Per il Parco Nazionale registrare questa scoperta all'interno del suo territorio non può che rappresentare un elemento di grandissima soddisfazione.

 

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