La multinazionale Veracel Fibria, controllata dal gruppo cartario svedese-finlandese Stora Enso, continua ad espandersi. L'impresa prevede il raddoppio della produzione, da  1,2 s 2,5 milioni di tonnellate di cellulosa l'anno. La materia prima nella regione di Bahia è l'eucalipto di piantagione, che già ha occupato quasi 120,000 ettari di terreno. Se il piano di espansione della Veracel sarà messo in atto, dovrà raddoppiare anche l'estensione delle piantagioni.


Mentre la multinazionale incassa profitti enormi, la gente del luogo paga il prezzo della produzione di cellulosa. Gli indigeni temono che l'espansione delle piantagioni causerà un aumento del rilascio delle sostanze tossiche. Le monocolture sono estremamente sensibili a infestazioni e parassiti, e per mantenere costante la produttività, è necessario irrorare la zona con grandi quantità di pesticidi tossici come glifosati e sulfluramidi. Questi prodotti chimici minacciano l'ambiente della regione e  la salute degli abitanti. Le piantagioni di eucalipto consumano inoltre grandi quantità di acqua, che già scarseggia per i contadini della zona. L'espansione massiccia delle piantagioni minaccia quindi anche la sicurezza alimentare della popolazione locale.
Mentre le piantagioni della Veracel proliferano, gli indigeni della tribù dei Pataxó e contadini locali sono costretti a rivolgersi al tribunale per rivendicare la loro terra. Infatti l'azienda si sarebbe impossessata illegalmente delle loro terre, mentre la piantagione avvelena le terre che gli restano.
Per anni, l'associazione brasiliana CEPEDES ha sostenuto la popolazione del sud di Bahia, aiutandola ad opporsi all'espansione delle piantagioni della Veracel. Per questo l'associazione Rettet den Regenwald invita a firmare una lettera del CEPEDES al governatore di Bahia e di unirsi alla protesta contro l'espansione delle piantagioni di eucalipto.

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