Brasilia, 25 agosto 2001, Greenpeace denuncia il nuovo tentativo della lobby agraria brasiliana di indebolire il codice di protezione forestale.
Obiettivo degli agrari e eliminare le norme che vietano di disboscare quote superiori al 5% delle proprietà terriere.
Al momento nè il settore privato nè il governo hanno la minima idea dell'estensione delle proprietà private in Amazzonia. Una apposita Commissione di inchiesta del Parlamento Brasiliano ha recentemente scoperto che oltre 100 milioni di ettari di terreno (20% dell'Amazzonia legale) erano in realtà terreni pubblici, privatizzati" con falsi certificati.
Questa deforestazione senza controllo ha già raggiunto in 30 anni un'estensione pari all'intero territorio della Francia.
Recenti sondaggi rivelano che la maggioranza dei brasiliani richiede la preservazione della foresta amazzonica. Di fatto, la distruzione della foresta arricchisce solo alcune ristrette elite di proprietari terrieri e impresari del legno. Le comunità che abitano la foresta e vivono dei suoi prodotti, si oppongono alla deforestazione, che distrugge il loro mondo e le loro risorse.
Greenpeace chiede misure effettive per attuare la legge e fermare la devastazione della più grande foresta del mondo. In Amazzonia, le aree protette oltre ad essere eccessivamente ridotte (appena l'11,1%) esistono solo sulla carta. La maggioranza delle terre indigene non sono state ancora demarcate, malgrado la legge lo preveda.
Greenpeace è impegnata in questi mesi con una azione diretta di misurazione e demarcazione delle terre del popolo indio Deni (invase da una multinazionale del legno, la WTK) allo scopo di assicurare la protezione congiunta della cultura indigena e della foresta amazzonica.