Mentre il virus COVID-19 si stava diffondendo in tutto il mondo, la deforestazione nelle foreste pluviali del mondo è cresciuta a un ritmo allarmante, ha affermato il braccio tedesco del World Wildlife Fund (WWF) in uno studio pubblicato la scorsa settimana. Il rapporto, che ha analizzato i dati satellitari di 18 paesi compilati dall'Università del Maryland, ha rilevato che nel marzo scorso la deforestazione è cresciuta del 150% a marzo alla media dello stesso mese nel 2017-2019.

Un nuovo studio ha pubblicato dalla rivista Nature Communications nel numero di marzo 2020 riporta un aumento di un quinto del rischio di malaria nelle aree toccate dalla deforestazione. Tale deforestazione continua ad essere causata dell’espansione di colture industriali per la produzione di caffè, in legname, in soia, in cacao, carta, tabacco, olio di palma, carne e cotone, prodotti in vendita in tutti i supermercati del pianeta.

Il provvedimento emesso dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato a seguito di un esposto di Legambiente, Movimento Difesa del Cittadino e Transport & Environment è la prima sentenza italiana contro il ‘greenwashing’. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha disposto una ​multa di 5 milioni di euro nei confronti di Eni, il colosso energetico italiano a prevalente capitale pubblico, per “pratica commerciale ingannevole” in merito alla pubblicità ​“ENIdiesel+”​, che ha inondato giornali, televisione, radio, cinema, web e stazioni di servizio dal 2016 al 2019.

La soia brasiliana, legata all'accaparramento di terre e allo sfruttamento dei lavoratori, arriva in Europa e Asia centrale attraverso due tra i principali commercianti internazionali di materie prime agricole, Cargill e Bunge. Con la nuova indagine UNDER FIRE,  Greenpeace International ha pubblicato nuove evidenze di violenze e intimidazioni contro comunità tradizionali nella regione brasiliana del Cerrado, all'interno dei confini dell’azienda agricola Agronegócio Estrondo che rifornisce Cargill e Bunge, i principali commercianti di materie prime a livello globale.

In dieci anni le multinazionali del cibo hanno devastato un’area di foreste una volta e mezzo l’Italia, per sostituirle con piantagioni di soia, palma da olio e allevamenti di bestiame. Lo rivela Greenpeace, con un nuovo rapporto, “Countdown to extincion”, sottolineando che queste imprese si erano impegnate a diventare ad acquistare solo prodotti senza deforestazione. Un impegno restato sulla carta.